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Corsi per bambini salerno
pubblicato il: 08/02/2010 0.00
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Tratto da: scuolaoggi.org
ciò che si dovrebbe fare


Alcuni mesi fa ho letto in libro di Stoll "Confessioni di un eretico high tech" che si può riassumere con questa sua frase: "una buona scuola non ha bisogno di computer, una scuola mediocre rimane tale anche con il più veloce dei collegamenti a Internet". Stoll sostiene inoltre che è inutile addestrare i bambini fino da sei anni ad usare il computer perché quando avranno bisogno di usare, ad esempio, un programma di scrittura basterà una settimana per imparare ad usarlo… E allora perché introdurre l'informatica fin dal primo ciclo elementare? Nella scuola elementare non si tratta di creare dei piccoli operatori al computer, questo semmai è compito della scuola superiore, ma di capire quali siano le valenze cognitive del computer, quali siano le competenze che si possono sviluppare con il computer, anzi che si possono sviluppare solamente con il computer. Utilizzando un luogo comune, il computer non deve diventare il fine ma essere uno strumento con cui sviluppare gli atteggiamenti cognitivi che senza di esso sarebbe difficile se non impossibile sviluppare. Ecco quali sono temi che ritengo importante sviluppare. - Le reti. E' importante mettere in rete i computer nella scuola non solo per condividere, dal punto di vista economico, stampanti e programmi ma perché lavorando con i computer in rete si può conoscere un modello della rappresentazione della
conoscenza, cioè di come funziona il nostro pensare. Così pure lavorare con Internet non è solo saper costruire delle pagine Web ma far sì che il bambino rifletta sul proprio modo di pensare. - Gli ipertesti. Metterei sullo stesso piano anche gli ipertesti che sono un altro modo di pensare in rete. Questo indipendentemente dallo strumento usato, sia questo Amico o un altro qualsiasi programma, importante è che sia il più facile da usare e che richieda un minor impegno per il suo apprendimento sia da parte degli alunni che degli insegnanti. - Il Logo. A questo proposito, come diceva Papert, per la sua capacità intrinseca che è quella di far pensare su come si pensa, rivaluterei il Linguaggio Logo che è rimasto l'unico linguaggio a portata di bambini e che rappresenta una ottima ginnastica per la mente. Non si deve quindi pensare di introdurre nella scuola elementare l'ora di informatica come se fosse una materia in più da aggiungere alle altre ma una educazione trasversale che coinvolga tutte le discipline. Se partiamo da questo presupposto non ha senso parlare, come fanno molti e mi sembra di capire anche Gandola, di maestro specialista di informatica ma la cultura informatica deve essere diffusa tra tutti gli insegnanti. E' sicuramente questo un processo più lungo e difficile e non privo di ostilità tra i colleghi ma alla fine pagherà di più.Nella scuola in cui lavoro e in cui ho introdotto l'informatica fin dal 1985 grazie a questo atteggiamento e ai corsi effettuati tra cui i corsi fortic che hanno contribuito non poco a diffondere una cultura informatica di base ora tutte le classi sono in grado di usare il computer e partecipare ad un progetto di didattica in rete assieme agli insegnanti di una quarantina di scuole sparse per tutta la Lombardia. Se avessimo anche noi sposato l'idea dell'insegnante specialista l'informatica sarebbe rimasta relegata all'ora, magari di compresenza, di computer come se questa fosse l'ora di religione o di inglese e i colleghi non sarebbero mai cresciuti. Senza considerare che l'insegnante specialista non sarebbe mai riuscito ad entrare nelle dinamiche della classe perché dovendo seguirne una decina avrebbe risolto il suo intervento in un mordi e fuggi. Per concludere non penso che oggi il dibattito debba ancora essere sull'insegnante specialista di informatica e neppure che a Milano vi siano solo le esperienze degli "insegnanti di informatica" ma che vi siano molte altre esperienze diverse e che andrebbero valorizzate e diffuse.



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